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impoverito
arringhio l’ego imbestialito
lo libero in un raggio interno che fa danno
fuori dalla gabbia artiglia
la deviazione sana che mi adora:
la devozione offesa, rovinata
i riccioletti costretti a dimissioni

amare o non amare è indifferente
amati o non amati è differente

nel suo vaso che sarebbe un po’ un giardino
il narciso giallo, dritto bellissimo di stelo
si è pompato fuori
da tutti gli indici del male
da tutte le statistiche del bene
è un fiore, fottutissimo, che torna
se ne frega in effimera dolcezza
del raccapricciante divorar di bello
che a due metri si proietta
in uno splatter festival
il bulbo fatto pulp
che io lo do anche via senza biglietto
in una sala vuota
diversa da quella che volevo
piena di accudimenti turgidi perfetti
riconoscenti ibridi di affetti

qui resto con il cranio impoverito, bombardato
da una coalizione di tarli avventurosi, imbastarditi

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