Di Narciso / Maddalena (per Marco Robino, 2008)

Di Narciso, Maddalena
per Marco Robino, per Peter Greenaway

Marco Robino ha composto per Greenaway un’aria dal sapore settecentesco, malinconico, lamentoso. Ho pensato quindi di ricercare nella tradizione poetica italiana la forma letteraria, lo stile e la metrica più vicine al clima dell’Arcadia, che a inizio Settecento evocava le “pastorellerie” della Grecia mitologica, disarticolando poi la metrica sulla melodia disposta dal compositore. Nella pittura del tempo, la stessa mano e la stessa bottega d’artista sapevano produrre con la stessa sensuale bellezza opere di soggetto profano o sacro. Ho quindi scritto la rievocazione postmoderna di una forma poetica della tradizione, virandola in una sorta di lamentazione di amata abbandonata.

Una trascrizione prosaica dell’aria
Applicata all’Ultima cena di Leonardo, l’operazione funziona in modalità esoterica e pagana, non certo cristiana: quello di Maddalena è lo strazio per un amore presto schiantato dal progetto di lui, Gesù; l’amore umano, terreno di lei, sarà strappato via dal progetto spirituale di lui, ma tra di loro, sappiamo, qualcosa è incarnato: per qualcuno, la discendenza corporale di un figlio del loro amore, per altri, la rappresentazione simbolica dell’Amore come abnegazione di sé, sacrificio. Maddalena è quasi impazzita di dolore e transfert femminile ferito, e la poca ragione rimasta è abitata dall’enigma ossessivo di lui. In lei rabbia, svuotamento, contemplazione del proprio corpo inutile, cadaverico perché non più goduto, incenerito dal calor bianco di un dolore acutissimo (“dolor bianco”); come un narciso sulla riva di un ruscello, ancorato al suo bulbo, al suo bel gambo turgido, eretto, profumata spinta di petali bianchi e sontuosi. Il ricordo se ne va come scorza di legno che galleggia su un rivo di montagna. L’eros senza corpo ritorna alla terra come un cadavere senza vita, non come bulbo che attende una nuova primavera, e resurrezione sublimata. Lui si stacca da me, freddo di morte sacrificale, delirio di disillusione umana e di speranza sovrannaturale, consapevolezza di passate illusioni amorose.

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Di Narciso, Maddalena

Di questo amor che resta qui dentro al senno (il resto è via con te…)
io non ti so più dire ormai che una rabbia o quasi un niente se non
sguardi illividiti dentro al pianto di un dolore bianco
di narciso vivo… flessibile teso… quieto.

Scorre sopra un ruscello la scorza ruvida del ricordo tuo
L’eros senza radici si arresta in questa terra di soffice oblio…
Ora ti distaccherai… ti rapprenderai… imprecisabile già
foglia di illusioni… infinite accese… finte.

La Stampa, 1° febbraio 2008

Greenaway dà vita all’Ultima Cena di Leonardo
In occasione del Salone del Mobile 2008

MILANO
L’Ultima Cena di Leonardo racconta se stessa. Il dipinto si animerà sotto gli occhi del visitatore, i personaggi prenderanno vita, abbandoneranno la condizione bidimensionale alla quale li ha consegnati per secoli il genio di da Vinci. Voci, musiche, suoni restituiranno al Cristo e ai suoi discepoli umanità. Tutto questo accadrà a Milano a partire dalla settimana del Salone del Mobile, che aprirà i battenti il 16 aprile prossimo, grazie ad un genio contemporaneo, il regista Peter Greenaway.

Come un burattinaio muove i fili per dare vita alle proprie marionette, così Greenway gioca con la luce e fa rivivere alcuni capolavori dell’arte. Accadrà al Cenacolo proprio come è già accaduto per La ronda di notte di Rembrandt al Rijksmuseum di Amsterdam. Il dipinto diventa un’opera teatrale e grazie a proiezioni di luce che sembrano scaturire dall’opera stessa si racconta davanti allo sguardo incredulo del visitatore. Per poter vivere queste emozioni bisognerà attendere il Salone del Mobile, quando nel refettorio domenicano di Santa Maria delle Grazie il pubblico a gruppi di 25 persone potrà avvicendarsi davanti all’opera. Per l’occasione è stata fatta una variazione dei normali orari di apertura del Cenacolo, dove ogni sera, a partire dal 16 aprile fino al 29 giugno 2008, a più riprese verrà riproposto l’evento.

In più, per ovviare ai vincoli imposti dalle fragili condizioni del dipinto, si potrà godere dello stesso spettacolo in un altro contesto, la Sala delle cariatidi di Palazzo Reale, dove verrà allestita la scena per una copia perfetta del cenacolo leonardesco, nella sola settimana del Salone, dal 16 al 21 aprile. «La riproduzione del reale – ha detto Vittorio Sgarbi, assessore alla Cultura, del Comune di Milano – è spesso meglio della realtà. E in questo caso sarà meglio del Cenacolo originale. È inutile andare in Santa Maria delle Grazie».

Se è dalla genialità di Greenaway che scaturiscono le emozioni, è la tecnologia l’anima nascosta dell’evento Cenacolo. Ad ammetterlo è lo stesso regista: «Solo dodici anni fa – ha detto – una cosa del genere non sarebbe stata possibile». La fotografia digitale con una altissima risoluzione è stata determinante per la riproduzione del dipinto che si potrà osservare a Palazzo Reale. Mentre le più avanzate tecniche di comunicazione digitale sono il supporto indispensabile per la parte audio del progetto voluto dal Change Performing Arts e dalla soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici di Milano in collaborazione col comune e l’assessorato alla cultura.