“Piccolino‚ che fai solo soletto?”
“Sto giocando al Diluvio Universale.”
GUIDO GOZZANO‚ Cocotte

 

Okay okay‚ sta zitta per favore‚ che ho capito
aspetta che ripeto la tua esternazione‚ etera ermafrodita:
il mondo occidentale ha pochi anni di vita
e niente può arrestare questa corsa deliziosa all’infinito;
moriremo tutti di spreco d’energia‚ sormontati
ed annegati poi dalla marea dei terzi mondi che‚ peggiore
farà che peggiorarci ancora‚ lasciandoci atterriti dalla Terra.
Mentre una bomba atomica‚ per prova‚ esplode a Mururoa
la corsa postsituazionista dell’ultimo canotto ecologista
sfila giocosa tra le maglie del Potere e della Guerra:
noi non possiamo niente‚ e non ti piace‚ donna
il mio sogno di purezza sanguinaria‚ il mio giro di boa
verso l’Islam che sa morire‚ e uccidere‚ per l’Etica Fondamentale.
Okay‚ okay‚ sta zitta‚ adesso: lascia che mi prepari al rush finale.

Guido ed io‚ Guido e Dio‚ io‚ Dio e Guido tutti insieme
ci stiamo preparando per un viaggio cerebrale
noi tre‚ Chemical Brothers‚ che abbiamo il motto‚ il must:
IN DUST WE TRUST‚ un credo‚ allora: Polvere del fato
che amiamo sollevare anche di notte‚ a un tavolino
con due ragazze amiche che un giorno abbiamo amato
angoli acuti di un Quartetto che non ha piú camera
angoli ottusi per inseguimenti di un andare a vanvera
Dust di un fast che ci precipita nel nostro trust di chimici fratelli.
Eh‚ beh‚ che ci rimane questa danza di fughe trasognate
prima‚ e prima di scappare per dormire‚ parodiate.

No che non sono colpe da espiare‚ i miei giocattoli
da dandy: e spille‚ e zippi‚ e anelli (“Ma perché non cresci?”)
gli oggetti che – so adesso – la Luna che galleggia in mezzo ai Pesci
mi fa‚ ninfo gentile‚ amare come donna che a qualcosa si affeziona:
le scatoline di sottile tartaruga‚ con l’araba fenice
e il fiorellino (una rotonda: io?‚ l’altra ad ellisse: lei?);
le cattive cose di buon gusto che mi porto dietro
sull’asse un po’ innocente dei labirinti miei.

Settembre sta spompando la pressione‚ e ci fa muti
per strette strade di una città vecchia‚ molle:
una campana suona l’Ave Maria delle ore frolle:
“è morta‚ Mary” è il sugo del messaggio‚ e pure tu sei morta‚ cara:
tu che ti culli in grembo il germe che ti ha presa in Guatemala
che quando tu stai male lui sta bene e trullero ti ammala
aprendoti le dighe a emorragie infinite: le sterili badesse
delle tue clausure ad intimissime scommesse
tu con quel gioiello discreto‚ carne vegetariana‚ ricucita
tu vedova che attendi eternamente una Pienezza‚ e non la fai finita.

“Ma tu m’hai‚ e noi ci abbiamo‚ non ti basta?”
e no che non mi basta‚ e basta‚ basta!
Perché non t’ho‚ se quando sono pronto a sgomberare
tu mi rimetti a posto‚ frustrando ogni mio trip di traslocare.
Non t’ho‚ non t’ho‚ non t’ho: e sai che chi mi vuole e m’ama m’ha.

Cosí‚ in sei ore‚ tre vuoti si perforano futuri ignoti:
lava rappresa‚ fredda roccia che rimbuca per immoti terremoti.

Stanotte‚ nel Diluvio Universale‚ a gambe larghe nel suo pigiamino
ad aspettare al buio il suo papà cocotte c’è il piccolino:
oh‚ Chemical mio Son‚ abbracciami nel Dust: IN NOI WE TRUST.

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