Questo‚ dunque‚ è il tatto? questo avventarsi fremente verso una nuova individualità‚
fiamme ed etere si precipitano per le vene‚
la mia estremità traditrice s’allunga‚ s’inturgidisce per aiutarle‚
la mia carne‚ il mio sangue emanano lampi per colpire ciò che differisce cosí poco da me.
WHITMAN‚ Il canto a me stesso

 

Questo è il paesaggio: un condominio
piú mille altri vivai. E un prato
verde (oh‚ verde!) vicino alla città
con staccionate‚ come un ranch schizoide
e sgangherato‚ ormai in ostaggio ai gas.

Chi va e chi viene qua in oltraggio al sole
è indifferente‚ androide‚ incompetente
ombra sfuggente in spazi indisturbati.

Sul prato dissennato‚ fuori‚ e dentro
respiri quella strana tesa quiete
da appartamenti vuoti‚ deserti di abitanti.
Qui di corpi avvinghiati‚ rotolanti
lo sai‚ lo so‚ ne son passati tanti:
amori non finiti‚ orgasmi non venuti
dolori come finti‚ sospiri come venti.

L’acqua che scorre e fugge sotto ai piedi
nel buio in fondo ai tubi ora sublima
gli umori di una splendida fatica:
la lotta di due vivi a pompinare vita.

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