ombelicale

ora sto per partorire queste creaturine di parole
da me concepite da solo, dentro, ermafrodite
tra il cimitero e il fiume vi lascio questo memo
mentre due ragazzini si baciano sulla panchina
e cinciallegre tristi cinguettano sulla banchina

questo ovuletto gonfio dentro l’ombelico
grosso come un’oliva greca, bella, classica e in default
lasciate che mi venga fuori come i libri
salvate loro, le parole, e non chi ve le ha messe incinte

il cagnone con la barba grigia mi annusa, guarda, approva
lo so che aprirete presto la mia pancia gonfia
di interpretazioni, enigmi e modiche proposte di perché:
qui abbraccio chi presto se ne andrà, né mio né piú mio Io

© Daniele Martino 2012 – proprietà letteraria riservata