«A ogni istante fanno seguito altri istanti: la durata si costruisce con momenti giustapposti che finiscono per far emergere una coerenza, un senso, una direzione. Inutile soffrire dei propri errori passati, rimuginare sulle sofferenze di un tempo, alimentare il dolore del tempo perduto che non tornerà mai più; così come è inutile aver paura dell’avvenire, tremare davanti al vuoto del futuro, farsi prendere dal panico di fronte al nulla dei giorni che verranno. Esiste solo il presente.

Pesante è ciò che fissa, immobilizza e rende sedentari. Ciò che chiede ragione, esige il diritto di controllo, sottomette alla pressione del volere di un altro. Ciò che dà alle pulsioni di morte un potere esorbitante nei rapporti intersoggettivi. Ciò che si mescola, si insinua tra i due e introduce come forza interstiziale un fermento di decomposizione, una potenza abrasiva e corrosiva. Ciò che appesantisce le ali di Eros e vuole gettare a terra il capitale aereo e primo di ogni storia amorosa. Ciò che fa nascere richieste di spiegazione, di giustificazione e di promesse, fantasmagorie regressive e infantili proprio nel momento del puro presente. Ciò che lascia pieni poteri all’odio di sé. Ciò che ipoteca l’avvenire e vuole ingabbiarlo. Ciò che vuole l’eternità quando deve tironfare l’istante. Ciò che si fissa.

Gli uomini e le donne, quando dicono di amare, amano anzitutto la condizione in cui l’amore li mette. L’essere che serve da catalizzatore è causa occasionale e accessoria della cristallizzazione, non causa efficiente. Anzitutto, amare significa amare l’amore, desiderare, desiderare il desiderio per le estasi indotte, le ansie vissute, i turbamenti sperimentati».

Michel Onfray, Teoria del corpo amoroso. Per un’erotica solare. Fazi