«Epicuro respingeva allo stesso modo quelli che non sanno darsi e quelli che si danno troppo e troppo velocemente. Da un lato la rigidità cadaverica, dall’altro la deliquescenza affettiva.

È necessario perciò trovare una situazione ideale ed edonista nella quale non si soffre né della presenza eccessiva né della mancanza crudele dell’altro.

Respingo ciò che i giuristi chiamano il delinquente relazionale – e tutti quelli di cui Diogene di Enoanda sottolinea l’incapacità fondamentale e viscerale a contrattare. Non riesco a immaginare come sia possibile il contratto se non tra persone leali e di analoghe capacità etiche. Occorre che i due contraenti sappiano a che cosa si impegnano per produrre esultanza a due e scartare tutte le occasioni di sofferenza.
Né soffrire né far soffrire; non fare torto, e non subirlo; non ledere la libertà dell’altro, la sua autonomia, la sua indipendenza, e non tollerare che esso sconfini nel nostro territorio. La proposta epicurea implica un’etica pragmatica, utilitaristica e interessata. L’obbiettivo consiste nell’evitare le cattive passioni nell’esercizio del “terzo”: né gelosia né invidia, né sospetto né paura, né odio né possesso.

L’interesse a non nuocersi reciprocamente fonda dunque la teoria del contratto epicureo».

Michel Onfray, Teoria del corpo amoroso. Per un’erotica solare. Fazi