sotto un letto di parole morte

la mia città è un cimitero di sepolte vive:
la via del Buddha dove l’ironia rideva
la libreria dove lei prese quel biglietto
portandoti a un divano di un tessuto verde sporco
guardandoti stupita nel pianto che crepava altri dolori
i dancefloor dove ballava lampeggiando di energia
urlandoti all’orecchio parole profumate
con la sua vocina pulita di ragazza onesta e bella
la scrivania dove rovesciata si lasciava prendere
agitata di terrore eccitazione nel tramonto
le case con i nostri figli addormentati
e il sesso spesso prima dei litigi sanguinari

non ho abbastanza fiori
per tutte queste lapidi
di amori e di follìa
e resto rannicchiato
sotto un letto di parole morte
inflitto da memorie assurde
tutte insieme urlanti
in questo stare in mezzo sempre
a un dopo e a un prima
di un terrore fatiscente
che stavolta non voglio più trovare

© Daniele Martino 2012 – proprietà letteraria riservata