«e il loro canto si fece un suono indistinto»

« La brezza favorevole spingeva la nave, e ben presto avvistarono la splendida Antemoessa, isola in cui le canore sirene, figlie dell’Acheloo, annientavano chiunque vi approdasse, ammaliandolo coi loro dolci canti. La bella Tersicore, una delle Muse, le aveva generate dopo essersi unita all’Acheloo; un tempo erano ancelle della potente figlia di Deò, quando ancora era vergine, e cantavano insieme con lei: ma ora apparivano in parte simili a fanciulle nel corpo e in parte ad uccelli. Sempre appostate su una rupa munita di buoni approdi, avevano privato moltissimi uomini della gioia del ritorno, consumandoli nello struggimento. Anche per gli eroi effusero senza ritegno le loro voci, soavi come gigli, ed essi già stavano per gettare gli ormeggi sulla spiaggia: ma il tracio Orfeo, figlio di Eagro, tendendo la cetra bistonia con le sue mani, fece risuonare le note allegre di una canzone dal ritmo veloce, affinché il suono sovrapposto della sua musica rimbombasse nelle loro orecchie. La cetra vinse la voce delle fanciulle: Zefiro e insieme le onde sospinsero la nave, e il loro canto si fece un suono indistinto».

Apollonio Rodio, Argonautiche (IV, 890-912; traduzione di Alberto Borgogno, Mondadori 2007)

Euridice con il capo di Orfeo – particolare della testa di Orfeo: Gustave Moreau, Orphée, 1865, Paris, Musée d’Orsay