bhagavad-Gita-and-krishna-arjunaFiore tra gli Uomini, colui che non può essere turbato da queste cose [i sensi], chi rimane calmo ed equanime nel dolore e nel piacere, lui solo è degno d’ottenere l’immortalità (Il Beato, II: 15)

Rimanendo equanime nella felicità e nel dolore, nel guadagno e nella perdita, nella vittoria e nella sconfitta, affronta la battaglia della vita. Così non commetterai peccato. (Il Beato, II: 38)

Ti ho spiegato la saggezza fondamentale del Sankhya. Adesso ascolta la saggezza dello Yoga, possedendo la quale – o Partha, spezzerai le catene del karma. (Il Beato, II: 39)

Tu hai diritto soltanto all’azione e mai ai frutti che derivano dalle azioni. Non considerarti il produttore dei frutti delle tue azioni, e non permettere a te stesso d’essere attaccato all’inattività. (Il Beato, II: 47)

Pensare agli oggetti dei sensi causa attaccamento ad essi. Dall’attaccamento nasce il desiderio, e dal desiderio scaturisce la collera. (Il Beato, II: 62)

Compi le azioni che costituiscono il tuo sacro dovere, perché l’azione è migliore dell’inattività. Anche il semplice mantenimento del corpo sarebbe impossibile senza attività. (Il Beato, III: 8)

La libertà si ottiene sia con la rinuncia che con l’adempimento delle azioni. Delle due, la via dello yoga dell’azione è migliore della via della rinuncia all’azione. (Il Beato, V: 2)

O Figlio di Kunti, poiché i piaceri dei sensi nascono dai contatti esteriori e hanno un inizio e una fine (sono effimeri), generano soltanto dolore. Nessun saggio cerca la felicità in essi. (Il Beato, V: 22)

Lo yogi beatamente assorto nella verità e nella realizzazione del Sé è indissolubilmente unito (allo Spirito). Imperturbabile, conquistatore dei suoi sensi, egli guarda con occhio equanime una zolla di terra, una pietra e l’oro. (Il Beato, VI: 8)

Invero la saggezza (nata dalla pratica yoga) è superiore alla pratica (meccanica) dello yoga; la meditazione è più desiderabile del possesso della conoscenza (teorica); la rinuncia ai frutti delle azioni è meglio (degli stati iniziali) della meditazione. la rinuncia ai frutti delle azioni è seguita immediatamente dalla pace. (Il Beato, XII: 12)

L’individuo che non crea disturbo nel mondo e che non può essere disturbato dal mondo, che è libero da esultanza, gelosia, paura e ansietà – anche questi Mi è caro. (Il Beato, XII: 15)

Chi è ugualmente tranquillo davanti ad amici e nemici, (ricevendo) adorazione e insulti, e durante le esperienze di caldo e freddo e di piacere e sofferenza; chi ha rinunciato all’attaccamento, considerando allo stesso modo lode e biasimo; chi è tranquillo e contento con qualunque cosa, non attaccato alla vita di casa, ed ha una natura calma e piena di devozione – questi Mi è caro. (Il Beato, XII: 18-19)

(Il saggio è contraddistinto da) umiltà, mancanza d’ipocrisia, non violenza, clemenza, rettitudine, servizio al guru, purezza di mente e corpo, fermezza e auto-controllo;

Indifferenza verso gli oggetti dei sensi, assenza di egoismo, comprensione delle sofferenze e dei mali (impliciti nella vita mortale): nascita, malattia, vecchiaia e morte;

Non attaccamento, non identificazione del Sé con cose come figli, moglie e casa; costante equanimità in tutte le circostanze desiderabili e indesiderabili;

Incrollabile devozione a Me mediante lo yoga della non-separazione; vivere in luoghi solitari, evitare la compagnia delle persone mondane;

Assenza di paura, purezza di cuore, perseveranza nell’acquisizione della saggezza e nella pratica yoga, carità, controllo dei sensi, compiere riti sacri (yajna), studio delle sacre scritture, austerità, rettitudine;

Non violenza, verità, assenza di collera, rinuncia interiore, pace, avversione alla calunnia, compassione verso tutte le creature, assenza di cupidigia, gentilezza, modestia, tranquillità;

Radiosità di carattere, clemenza, pazienza, purezza, mancanza di odio e assenza di orgoglio – queste qualità, o Bharata, sono la ricchezza di chi ha inclinazioni divine.

O Partha, il vanitoso orgoglio, l’arroganza, l’eccessiva stima di sé, la collera, come pure l’asprezza e l’ignoranza, contraddistinguono l’uomo nato con una natura demoniaca (asurica). (Il Beato, XVI: 1-4)

È meglio adempiere il proprio dharma anche se senza merito (e in maniera imperfetta), che fare bene il dharma di un altro. Chi compie il dovere prescritto dalla propria natura innata non commette peccato. (Il Beato, XVIII: 47)

Non dire mai queste verità a chi è privo d’auto-controllo o di devozione, né a chi non rende alcun servizio o non desidera ascoltare, né a chi parla male di Me.

Bhagavadgītā