Questo Lou Reed, la cui morte ancora ci addolora e ci conferma orfani di un’era di giganti, è qui al TGLFF forse perché parla di amore, di dolore, di morte, di vite coraggiose che sfidano l’eterno ostracismo contro i non omologati al perbenismo e alla tristezza. In fondo, “Berlin” sarebbe soltanto la registrazione di un memorabile concerto, con una comparsata in alcune proiezioni della splendida Emmanuelle Seigner a interpretare la povera Caroline che si perde nella Berlino del Muro ancora in piedi. Eppure non è così: e la decina di canzoni, anche se non sottotitolate purtroppo dal festival, sono ormai un classico della musica del Novecento: «Candy dice che io detesto le grandi decisioni, che questo genera ripensamenti senza fine nella mia mente».

Daniele Martino

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