e ho scrutato tutto ciò che nessuno
può minimamente immaginare
e ho soppesato piú volte
anche la via imponderabile:
posso morire sorridendo.
epitaffio sulla tomba di APOLLINAIRE

Quasi inciampo sopra i ciottoli‚ potrei cadere
spezzandomi una gamba e poi‚ caduto
sbattuta anche la testa (vuota di altre attese) qui morire.
Guardando il cielo grigio del novembre di Parigi
come il principe Andréj ma in senso inverso
andrei in transe‚ verso la morte‚ via dal corpo.

La mattina‚ soffiando via feuilles mortes
i giardinieri (qui anche amletici becchini)
spero non mi spediscano al mittente
a questo mio Paese deprimente
a questa mia città devota al vuoto.

Prima dell’indomani‚ e prima di morire
stavo col mio cappello in mano‚ deferente
davanti a qualche tomba di certi referenti:
non recitavo niente‚ né pianto né preghiere
(non c’è‚ per noi poeti‚ un Dio che ascolti).

Colette e Proust‚ Balzac (che ha i miei capelli!):
che c’è di voi‚ qui‚ eh? Un liscio niente
due date‚ il nome‚ e solo ciò che scrivo
macabro tra i marmi‚ andando schivo.

Questo cimitero‚ cattolico museo
celebra in modo ingiusto chi fu giusto
città di pietre e bare-grattacielo
che inseguono memorie finite in laterizi.

Dei tecnici (viventi) alla dimostrazione
ammirano l’idrante che fa fuori il muschio
spelando della copertina calda
le spoglie tremolanti‚ spogliate di una pelle.

Per Morrison la folla di ragazzi scatta
riprende‚ certifica il pellegrinaggio:
come potrebbe credere‚ se no‚ all’emozione
se non ne rivedesse uno spezzone?

Per Wilde‚ sotto la sfinge ermafrodita
due soli‚ i giovanotti‚ avvinazzati e gay:
“Che ha fatto‚ di’‚ era solo uno scrittore?”
(neanche per lui lacrime‚ nessun dolore).

A de Musset nessuno ha messo il salice
di cui voleva l’éploré feuillage
“la paleur” che gli era “douce et chère”:
intorno solo un pino‚ niente ombre légère.

Apollinaire‚ mischiato dentro il fango
spunta da un cippo fallico‚ scabroso:
“staccato dalle cose naturali” morí con un sorriso
il cuore “come fiamma rovesciata”.

Questo non è posto per morire
ma in un angolo tranquillo‚ mentre vado
scolpisco nella mente l’epitaffio mio immortale:

qui non dorme un uomo che ha vissuto
cenere del nulla che ha cercato
ora, leggero, è un soffio senza tempo
ombra della poesia che l’ha sedato

kατά τον δαίμονα εαυτού
kατά τον δαίμονα εαυτού
Giornata Mondiale della Poesia, 21 marzo 2015
© Daniele Martino 2015 – proprietà letteraria riservata