David Toop, nel suo saggio sulle origini del rap, non aveva dato rilievo all’immaginario che originò in particolare il pensiero di Grandmaster Flash a fine anni Settanta: quell’impasto di The Force jedi e master Yoda e poteri spirituali mente-corpo, culto di Bruce Lee e del kung fu dei Shaolin masters da cui deriva una vera impronta zen, esplicitamente partecipata dai primi rappers in una serie di concetti-chiave: l’intuizione, l’esoterismo, il dojo come luogo di ricerca “sacro”, il risparmio delle parole, la poesia delle parole, l’esercizio iterato come pratica di sublimazione, Sun Tzu e L’arte della guerra. Anche questa volta Baz Luhrmann riesce ad andare molto oltre una rievocazione storica di teatralità musicale, e rivolta una opzione musical in una perfetta invenzione contemporanea (dopo il Moulin Rouge, il rap nel Bronx), e di poesia febbrile, dionisiaca.