tu vorresti che volessi
dedicare un elogio trobadorico
alla bellezza di una donna nei suoi anni
raccontata come sposa bambola sul lago
e magari come madre
frenetica in partenze frettolose
in domeniche tranquille e premurose
ora che del bambino
mi ricordo dentro i sogni
sì che rideva carnoso e divertente
sotto tetti metaforici marciti
che qualcuno con calma protettiva
prima o poi serenamente riparava

io irrequieto incaponito per decenni
mi son fatto un lungo viaggio
con stazioni di errori e di coraggio
e ti guardo in quei due occhi oggi
che sempre lapislazzulano blu
ma intimiditi da uno scintillio
più consapevole e tranquillo

ridiamo comprendendoci di più
mentre fanno sorridere i rugosi io
quindi non ti parlerò di sfioritura
perché vorrei tornare dentro il bulbo
delle tue calle bianche o del mio assillo
che senza agitazioni e nervi a scatto
mi pare infine potrebbero proporre
la più mite delle affinità gentili
la compassione depurata e amica
che probabilmente non vuol dire mica
che io adesso non ti tocchi il braccio
che non possa risentirci in un abbraccio
o non ridarti un bacio sulla guancia
avvicinandomi con furbissima cautela
alle tue labbra rosa come nuova cosa

3 marzo 2018

© Daniele Martino 2018 | proprietà letteraria riservata