è vero sì ero io a offrirmi ancora chiuso
cercando quella mano che impugnasse la chiavetta
che lentamente arrotolando su se stessa
piano senza versarsi addosso l’olio spesso
tirasse fuori la mia carne cotta, senza pelle
gustosa dopo tanto starmene blindato sotto vuoto

sono io – sì è vero – io che mi spingo
ogni volta verso un’altra bocca che abbia
un po’ di fame, poca poca, non convinta
a uno spuntino di me sfinito nella rete
di un eventuale amore, un altro pasto
che dia un senso un po’ più chiaro
al buio che mi acceca sotto la lamiera
della diffidenza: “lascia perdere che tanto…”

di volta in volta sempre un po’ più bio
più saporito, con lische morbidissime
ti ho vista che eri tu che aprivi
questa volta allegra
distratta per un assaggino

però ogni volta che mi mangi un po’
tu poi richiudi dopo un bocconcino
io con la mano da sdraiato, sotto
cerco di non tornare al buio e sulla latta
mi taglio e mi condisco al sangue la disfatta

e tu ogni volta scaverai più in tondo
io mi nasconderò sempre più in fondo
ti stuferai di far fatica
e a me non resterà
che la tragedia della sardina innamorata
senza voglia di darsi più perché avariata

© Daniele Martino 2018 | proprietà letteraria riservata