Sul mio terrazzino è fiorito il giglio di Giovanni Battista che avevo seminato: è in anticipo sul solstizio d’estate, il suo tempo nel suo ambiente naturale, i versanti delle Alpi.

Con un giglio bianco l’arcangelo Gabriele annunciava a Maria di Nazareth la sua gravidanza.

Il giglio nasceva dal bianco latte dei seni di Hera.

Ornava il capo di Demetra.

Era caro a Lucina.

Era recato tra le dita da Spes.

Gigli dai petali bianchi, o dai petali cremisi… rosso scuro come il sangue rappreso di Giovanni Battista, decapitato come Salome desiderava, furibonda perché la rettitudine le era intollerabile. L’Eros furioso uccide sempre l’Ethos che asserisce il vero. Coniugarli è un’arte iniziatica.

Il σύμβολον, in Grecia, era la ricongiunzione di due frammenti spezzati e separati: solo chi ne conosceva i significati intuiva la ricongiunzione di un senso.

I simboli sono eterni, sono il sapere più segreto, protetto dall’agitazione crudele del mondo profano.

© Daniele Martino 2021 | proprietà letteraria riservata