Così notte dopo notte
sono arrivato al muso contro muso
con un ego, il “mio”, che non conosco
con una costruzione di giudizi e pregiudizi
che mi han reso voce che si sente in un deserto.
Se frugo e scavo in una verticale
trovo solo metri ancor più bui
deiezioni e defezioni di dolcezze
che ho scacciato per determinare convinzioni
etici costrutti che non stanno in piedi
orfani di ascolti abbracci erotico sublime.

Quindi il mio “chi sono” lo dichiaro imploso
ne contemplo sparse schegge dure e molli
brandelli di opinioni coerenze di esistenze
che non ho fatto esistere
costante a un protocollo che semina le assenze.

Per principio quindi comincia il mio tacere
non come astuzia del parere saggio
ma come una accensione dell’ascolto
di un farsi particella d’altre particelle
per stare un po’ a vedere
non chi sono o chi sarò
ma se infine un qualcosa con un po’ di me vivrà.

Lo so – e chiedo scusa – che parlo e parlo
mentre dichiaro di restare muto
ma datemi almeno un tempo per mutare
per ora rilevate solo il suono delle sillabe
nell’aria, tenete solo quella che vi piace.

© Daniele Martino 2021 | proprietà letteraria riservata