Così si son perdute al collo le àncore
e ha preso a funzionare dentro il cranio
la stagione degli ancòra
la testa nel pallone si fa sonda
e nei sogni, in alto, vede
paesaggi un poco devastati e un poco vasti
ponti di villaggi abbandonati
bucati dal torrente fresco che ci nutre
dove nella polla sotto la cascata
nuotano pesci, strani, piatti, extraterrestri
che – sì, è evidente – ci daranno nutrimento
e poi ancora a terra una ragazza
che trova la porta del negozio chiusa…
più in fondo una città tranquilla, ottusa…
monti, boschi, cieli che ci sono in un altrove
oltre, dopo buchi nello spazio-tempo…

Hai paura? Hai paura di mollare i tuoi ormeggi?
Le donne dilanianti di tormenti
il sesso dove ci si divora l’una all’altro
l’agitazione cieca che ci abbarbica e respinge
Hai paura di seguire l’orma della ricezione?
Hai paura di saperti onda, particella in vibrazione?

Devi darti il tempo di non scegliere le ore
sbriciolare concetti e costruzioni
testimoniare per pochi ascoltatori
lasciare alle lenzuola d’altri Laure
sentire e dialogare con Beatrici…

Hai paura di piangere davanti al tuo maestro?
Hai paura di sapere proprio nulla?
Di lasciarti incidere l’argilla?
Hai paura di fluttuare fuori dalla culla?

Studia una non scritta antica scienza
che mette il cuore al cuore del cervello
che ti silenzia e toglie dalle osservazioni…
Essere materia infinitesima del tutto
briciola di immenso che ha il suo senso…

Ecco il vero Amore di cui scriveva Dante!
Ecco la Luce che ci vede e ci conduce!
Ecco l’Ecce homo che non è più “uomo”!

© Daniele Martino 2021 | proprietà letteraria riservata