Merlino, il savio mago

Myrddin Emrys (pronuncia gaelica Mervèn Emrè), Merlinus Ambrosius, Merlino il saggio

Anál nathrach, orth’ bháis’s bethad, do chél dénmha
pronuncia gaelica analnatràc, utvasbethòd, dokièl dienvé
traduzione Nel nome del respiro del drago, magia di vita e di morte, io ti ordino di trasformare


forêt de Brocéliande (Paimpont, Bretagna, F): tomba di Merlino

http://www.treccani.it/enciclopedia/merlino


9
     E disse: — O generosa Bradamante,
non giunta qui senza voler divino,
di te piú giorni m’ha predetto inante
il profetico spirto di Merlino,
che visitar le sue reliquie sante
dovevi per insolito camino:
e qui son stata acciò ch’io ti riveli
quel c’han di te giá statuito i cieli.

10
     Questa è l’antiqua e memorabil grotta
ch’edificò Merlino, il savio mago
che forse ricordare odi talotta,
dove ingannollo la Donna del Lago.
Il sepolcro è qui giú, dove corrotta
giace la carne sua; dove egli, vago
di sodisfare a lei, che glil suase,
vivo corcossi, e morto ci rimase.

11
     Col corpo morto il vivo spirto alberga,
sin ch’oda il suon de l’angelica tromba
che dal ciel lo bandisca o che ve l’erga,
secondo che sará corvo o colomba.
Vive la voce; e come chiara emerga,
udir potrai da la marmorea tomba,
che le passate e le future cose
a chi gli domandò, sempre rispose.


12
     Piú giorni son ch’in questo cimiterio
venni di remotissimo paese,
perché circa il mio studio alto misterio
mi facesse Merlin meglio palese:
e perché ebbi vederti desiderio,
poi ci son stata oltre il disegno un mese;
che Merlin, che ’l ver sempre mi predisse,
termine al venir tuo questo dí fisse. —

13
     Stassi d’Amon la sbigottita figlia
tacita e fissa al ragionar di questa;
et ha sí pieno il cor di maraviglia,
che non sa s’ella dorme o s’ella è desta:
e con rimesse e vergognose ciglia
(come quella che tutta era modesta)
rispose: — Di che merito son io,
ch’antiveggian profeti il venir mio? —


14
     E lieta de l’insolita aventura,
dietro alla maga subito fu mossa,
che la condusse a quella sepoltura
che chiudea di Merlin l’anima e l’ossa.
Era quella arca d’una pietra dura,
lucida e tersa, e come fiamma rossa;
tal ch’alla stanza, ben che di sol priva,
dava splendore il lume che n’usciva.

15
     O che natura sia d’alcuni marmi
che muovin l’ombre a guisa di facelle,
o forza pur di suffumigi e carmi
e segni impressi all’osservate stelle
(come piú questo verisimil parmi),
discopria lo splendor piú cose belle
e di scultura e di color, ch’intorno
il venerabil luogo aveano adorno.


16
     A pena ha Bradamante da la soglia
levato il piè ne la secreta cella,
che ’l vivo spirto da la morta spoglia
con chiarissima voce le favella:
— Favorisca Fortuna ogni tua voglia,
o casta e nobilissima donzella,
del cui ventre uscirá il seme fecondo
che onorar deve Italia e tutto il mondo.

Ludovico Ariosto, Orlando furioso, canto III (1516)

«perché non sa voler bene»

CLAUDIA: Non capisco. Lui incontra una ragazza che può aiutarlo a rinascere, che lo fa rivivere. E lui la rifiuta.
GUIDO: Perché non ci crede più.
CLAUDIA: Perché non sa voler bene.
GUIDO: Perché non è vero che una donna possa cambiare un uomo.
CLAUDIA: Perché non sa voler bene.
GUIDO: E perché soprattutto perché non mi va di raccontare… un’altra storia piena di bugie.
CLAUDIA: Perché non sa voler bene.

Federico Fellini – Ennio Flaiano, 8 e 1/2 (1963)

ridevo con la mamma, leggendo Jerome

Della mia era ragazzina mi pare di avere pochi ricordi, o tristi o drammatici. Oggi un post chiedeva quale libro ti ha più legato a tua madre… così un ricordo bello mi è tornato a galla: io sono malato, a letto, una influenza o una varicella, una cosa lunga insomma. È una bella giornata, forse di primavera, c’è un sole piacevole, la finestra davanti al mio letto è spalancata ed entra aria fresca dal giardino. Mia madre sta riordinando la camera e io sto leggendo ad alta voce Tre uomini in barca: quanto ridiamo, ridiamo! A crepapelle! Alle lacrime! È un bel ricordo., vero?

© Daniele Martino 2020 | proprietà letteraria riservata

epicedio

piangevi sui tuoi semi di peperoncino
ti chiedevi della vita dal tuo balconcino
mentre nella pandemia un’altra te moriva
la bambina che era stata troppo a lungo viva

*

troppo cortisolo
niente ossitocina
come sono solo
per colpa della Cina

*

turgida rosa
che non sei una cosa
viva resiliente rossa
più di quanto io non possa

*

Il est au cœur d’une calamité que l’on s’endurci à la vérité, autrement dit au silence
ALBERT CAMUS, La peste

ammutolito
mi occuperò
solo
della mia dignità
della mia decenza

© Daniele Martino 2020 | proprietà letteraria riservata

sogni di una notte di mezza epidemia

1. giro a piedi con altri (famiglia, mi pare mio padre mia madre GIOVANI, forse mio fratello piccolo) per vie pedonali, stiamo cercando CASA, una nuova nostra casa; la prima, che pare molto bella, ha tanta gente davanti, come una mandria di zombie, ma all’apparenza non lo sono. Entro e scopro che dentro, in fondo, in una cantina, devo sistemare delle cose, una dispensa, devo preparare delle scorte, e rinchiuderle dentro sacche di plastica; devo farlo CONTROLLATO POI DA QUALCUNO, che dovrà dire se ho fatto bene o meno. Poi, via via capisco che sono dentro una casa POSSEDUTA DA DEMONI, e comincia una lunga complicatissima fuga; più di uno di quelli che erano davanti, fuori, cercano di abbracciarmi e CONTAGIARMI DEMONICAMENTE e io devo togliermeli di dosso in tempo e correre. Sono personaggi del mio passato di giovane intellettuale: gente Einaudi, gente della Vecchia Torino Intellettuale. Alla fine riesco a scappare…

2. continuo a camminare con la mia “famiglia giovane”: le strade sono tutte pedonali, senza auto, senza gente; le strade sono acciottolate; stiamo scendendo dall’alto di un quartiere collinare, con vista splendida sulla città; mi piace, dico «sì qui mi piace!»; le case sembrano un po’ case da fiaba, e un po’ villaggio medievale De Andrade… una mi piace tantissimo! è una specie di piccolo castello Disneyland, o di film Walt Disney anni Quaranta; tutta grigia, di pietra e legno; l’enorme patio, mentre faccio il giro di visita lo vedo, ha un vasto soffitto a cassettoni divorato da erbe infestanti e penso «eh qui si dovrebbero spendere un sacco di soldi per bonificarlo…»; l’agente immobiliare dice che però è già in parola con altri… peccato, allora scendiamo un po’ per il villaggio, e c’è una casa sempre “sette nani” , più piccola ma sempre relativamente imponente, tipo pacchianata Las Vegas, ma sembra la bicocca che cerco; sono entusiasta, correndo (sono un bambino) mia madre mi richiama e mi dice che in realtà è quella dove abitava la nostra famiglia amica di infanzia, dove viveva il collega-amico di mio padre con un figlio mio coetaneo plumbeo e chiuso con cui non riuscivo mai a giocare… La madre è morta, il padre è morto, e quindi si sta liberando”. Io dico «va bene, allora aspettiamo e poi la prendiamo!»; vicino a un torrente… mi piace, è meno feng shui della precedente ma si vede ancora la città là sotto, mi accontenterò..

3. sono nella mia camera di adolescente, alla mia scrivania, sto cercando dischi per un programma radiofonico e non li trovo: chi cazzo me li ha presi tutti? poi mi ricordo che deve esserci questa sera uno spettacolo del festival teatrale al Carignano; metto in allarme tutta la mia famiglia (mio padre giovane, mia madre giovane, mio fratello piccolo) e urlo che dobbiamo prepararci di corsa e uscire! penso che potrei andarmene anche da solo con la moto ma poi mi ricordo che non ho mai avuto una moto in vita mia. Dobbiamo andare giù con una macchina sola, ma poi chiamo il teatro e mi dicono sghignazzando che lo spettacolo era alle 19, che era una cosa piuttosto breve e assurdamente sperimentale, e che forse lo replicavano domani. A questo punto tutta la famiglia si è tirata e dobbiamo partire. Urlo che va beh andremo a cena fuori! In realtà non ho la minima intenzione di andare a cena fuori, così cerco sulla mia rubrica telefonica una mia ex fidanzata, S., per cui avevo pianto 6 mesi quando mi lasciò, perdendo 10 kg. di peso e finendo quasi in manicomio. La chiamo, ma non la trovo; cerco di ricordarmi se ho ancora la mia stanza in affitto, la soffitta… per andarci con lei a fare l’amore se poi la trovo più tardi…

4. cercando una immagine per questo mio post digito nella mia ricerca on line “Walt Disney house” e scopro che la casa che Walt Disney abitò dal 1932 al 1950 a Los Angeles era molto simile a quelle che ho sognato: non le avevo MAI viste prima.

nella foto: In 1932 Walt and Lillian had their Los Feliz home built at 4053 Woking Way, Los Angeles, CA. This is where they raised their children and became a family. The Disneys lived here from 1932 until 1950